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Occupazione, PIL, fisco: la riserva nascosta delle microimprese
Nel dibattito su come contrastare la crisi economica e sociale dell’Italia si aggiunge finalmente il contributo della maggioranza silenziosa del sistema produttivo, quello delle microimprese.
Il Rapporto “Microimprese, fantasmi all’opera” rivela un mondo ignorato, analizza i problemi e organizza le proposte espresse dal basso, individua soluzioni originali e apre opportunità inaspettate per l’occupazione giovanile.
Un Rapporto sull’Italia campione dell’economia molecolare, dove i grandi prosperano anche perché i piccoli subiscono, per poi nascondersi.
Mille microimprese denunciano problemi e avanzano proposte con l’obiettivo primario di ottenere un riposizionamento strategico nell’agenda della politica economica; non chiedono aiuti o incentivi, anzi vorrebbero che fossero eliminati in cambio di una destrutturazione normativa e fiscale, armonizzata nella semplificazione e nella trasparenza.
Occorre intervenire sui loro problemi reali ed effettivi, senza confonderli con quelli delle altre imprese che hanno strutture ed esigenze diverse; le microimprese vorrebbero essere protagoniste e mettersi “all’opera”, senza mimetizzarsi come “fantasmi” per sopravvivere e non rimanere, giocoforza, “fantasmi all’opera”. Potendolo fare contribuirebbero alla crescita di 5 punti del PIL in due/tre anni.
Il rapporto evidenzia come le microimprese rappresentino la fonte di crescita occupazionale con il miglior rapporto costo/beneficio e garantiscono una prosperità essenziale ma diffusa; focalizza anche le potenzialità della microimpresa di contribuire all’occupazione giovanile, ipotizzando alcuni interventi per concretizzarne l’attuazione; i risultati indicano possibili percorsi, anche a costo zero.
Il 30% della disoccupazione (oltre il 50% di quella giovanile) potrebbe essere assorbita dal rilancio della microimpresa.
I grandi nemici delle microimprese (Banche, Irap, pagamenti ritardati, burocrazie, oligopoli, giustizia...politica) sottraggono 45 miliardi di margini che potrebbero migliorare la contribuzione fiscale liberando tante attività costrette a rimanere sommerse (o semi sommerse) per sopravvivere.
Insomma, le microimprese, il ceto medio che tiene duro, sono la parte debole piena di forza, vero serbatoio da cui attinge l’economia reale e a cui potrebbe attingere molto di più per sostenere la ripresa concreta. Non dimentichiamo che le recenti crisi dei mercati hanno reso evidente l’importanza delle microimprese per la stabilità economica e finanziaria della società, per la coesione sociale e l’argine alla criminalità.
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