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Stop a Basilea 2, mozione salva pmi
E' la prima volta che i nodi di Basilea 2 vengono affrontati formalmente dal parlamento.
In questi giorni, infatti, è in discussione in aula alla Camera la mozione relativa agli accordi di Basilea 2, di cui Andrea Gibelli (Lega Nord), presidente della Commissione attività produttive, è sostenitore.
L' approvazione della mozione impegnerebbe il governo a promuovere, in attesa di una rinegoziazione sostanziale dell' accordo, la sospensione dei criteri dell' accordo, garantendo alle piccole e medie imprese un maggiore afflusso di liquidità finanziaria, indispensabile per la loro stessa sopravvivenza.La mozione, infatti, nasce da una richiesta specifica delle pmi e il Parlamento italiano è uno dei primi in Europa a discutere su tema.
Un percorso lungo e difficile, ma non impossibile.
«Intanto il ministro dell' economia, Giulio Tremonti, ha dimostrato molte volte di condividere i contenuti della mozione», ha sottolineato Gibelli a ItaliaOggi.
La maggioranza chiede che per la concessione credito non ci si basi solo su una lettura tecnica dei bilanci, «ma sulla base di un' affidabilità storica delle singole imprese nell' onorare i propri debiti», conclude Gibelli, «la sospensione degli effetti di Basilea 2, infatti, dovrebbe accompagnarsi allo studio di parametri più idonei e meno tecnicistici.
Tanto più in un tempo di crisi».
«I criteri di Basilea 2», si legge nella mozione, «impongono alle banche maggiori accantonamenti di liquidità, ove, secondo sistemi di calcolo del rating, le stesse siano esposte verso creditori con un alto tasso di rischio; le banche sono portate a considerare le piccole e medie imprese, proprio per la loro natura, più rischiose e quindi assegnano loro un rating molto basso, con la conseguenza di far aumentare i tassi di interesse.
Pertanto, le piccole e medie imprese risultano fortemente penalizzate dall'
applicazione dell' accordo, sia in termini di possibilità di accesso al credito, sia in termini di aumento dei tassi di interesse legati all'
erogazione del credito stesso; l' applicazione di questi criteri ha posto, quindi, le piccole imprese in una condizione di subalternità rispetto alle grandi trascurando ogni informazione di tipo qualitativo sulle imprese».
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