GLI ALBERGATORI DEVONO DIFENDERSI DALLE RECENSIONI FALSE O RICATTATORIE; stiamo organizzando una iniziativa forte in collaborazione con "Turismo & Consigli" il blog del web marketing che divulga consigli e suggerimenti agli operatori turistici.
TripAdvisor: gli albergatori italiani si uniscono per combattere recensioni false e diffamazioni
Pubblicato su: www.bookingblog.com
>> BOTTA E RISPOSTA
TripAdvisor - la più grande e rinomata community di viaggiatori al mondo, con oltre 23 milioni di recensioni, più di 10 milioni di iscritti e oltre 25 milioni di visitatori mensili - desidera precisare che le opinioni dei consumatori presenti all'interno di tutti i siti (in Italia come negli USA, in Cina e nei principali paesi europei) sono il frutto delle loro libere opinioni e ed esperienze di viaggio.
In Italia ogni 20 secondi qualcuno scrive una recensione su TripAdvisor e sono ormai oltre 500mila le persone che ogni settimana visitano il nostro sito (circa 2,7 milioni di pagine viste a settimana) per trovare o dare consigli - gratuiti - di viaggio secondo la logica del passaparola che ormai sta sostituendo il tradizionale canale pubblicitario che veicola informazioni su alberghi, hotel e ristoranti sempre e solo positive perché comprate dai committenti.
Grazie a siti come TripAdvisor i consumatori possono finalmente far sentire – direttamente e gratuitamente - la propria voce e la community rappresenta quindi oggi uno strumento di democrazia elettronica dove tutti hanno diritto di esprimere - liberamente - le proprie opinioni e dove chi compra e chi offre servizi turistici può confrontarsi con commenti, foto e video.
Parallelamente oggi molti albergatori non hanno più bisogno di acquistare pagine pubblicitarie o di produrre costose brochure perché grazie alle positive recensioni dei viaggiatori di TripAdvisor ricevono numerose prenotazioni on line – soprattutto dall’estero - direttamente sul loro sito o tramite le agenzie di viaggio e travel operator on line.
Le recensioni presenti su TripAdvisor vengono controllate sempre da team di lavoro dedicati e da sofisticati software proprietari ma vengono censurate solo i commenti che non rientrano strettamente nelle opinioni di viaggio e quindi ad esempio commenti legati ad argomenti illegali o ad azioni passibili di reati come pedofilia, pornografia, traffico di armi, ecc.
Gli albergatori che non condividono le opinioni espresse dai viaggiatori sulla qualità dei servizi offerti possono direttamente e gratuitamente usare il forum di TripAdvisor per replicare con spiegazioni o foto. TripAdvisor permette loro la massima trasparenza e circolazione delle informazioni e offre una nuova opportunità di business.
Una recente ricerca condotta a livello internazionale dimostra che il 96% delle persone che usano TripAdvisor lo consiglia anche agli amici o parenti a testimonianza dell’efficacia del mezzo.
A livello internazionale il 77% delle recensioni a un valore uguale o superiore a 3 (su una scala da 1 a 5) e quindi sono largamente positive.
Silvia Scrofani: scrofani@competencecommunication.com
Premesso che non conosciamo il ruolo e i rapporti che intrattiene con TripAdvisor, rispondiamo brevemente al suo "spot pubblicitario" solo per confermarle che ci stiamo attivando per contrastare l'uso illegale ed anonimo delle recensioni che, contrariamente all'assunto del suo intervento, alterano il mercato con azioni che sono di fatto pubblicità ingannevole finalizzate a concorrenza sleale. Quando le autorità competenti avranno valutato i nostri esposti, suffragati da una serie di accertamenti trasparenti e veritieri, potremo trarre delle conclusioni da opporre a valutazioni di parte e, comunque, autoreferenziali.
Distinti saluti
I blogger hanno lanciato una «giornata di protesta contro il decreto Alfano e l’emendamento ammazza-internet», quella parte del decreto (comma 28, lettera a dell’articolo 1) per cui «per i siti informatici le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono». Le notizie, da chiunque e comunque diffuse dovrebbero comportarsi come gli altri media ed esserne più o meno equiparati. I social network sono un media rivoluzionario, ma pur sempre un media che vanno regolati dalla legge come ogni media tradizionale. I blogger si credono diversi e vogliono poter fare quello che vogliono e quindi a scrivere e a ospitare qualsiasi «opinione» anche diffamatoria, qualsiasi insulto, recensione bugiarda e di parte, tesi incontrollate sfuggendo ad ogni responsabilità. Grave sopratutto per l'anonimato che copre l'autore di qualsiasi bestemmia. In teoria non dovrebbe essere così già ora: le leggi sulla diffamazione infatti già riguarderebbero anche loro, dovrebbero rispondere cioè di insulti e falsità come chiunque altro. In pratica non succede niente del genere: e siamo al punto, l’unico che conta, che cioè non va bene, così non funziona. In rete circola ogni cosa e risalire a un responsabile è un’impresa disperata o inutile. Va da sé che lo sciopero abbia tonalità insopportabilmente apocalittiche (e il bavaglio, e ci vogliono zittire, il solito martirio) e va da sé che la maggioranza degli aderenti non pare aver capito neppure di che cosa si sta parlando. Non è sopportabile l’impossibilità di prendersela con siti o blog che hanno server "chissadove", perdere tempo e soldi con avvocati costretti a inseguire fantasmi internettiani che diffondono notizie false e orrende ma che qualcuno fa sempre in tempo a leggere, archiviare, rilanciare.
Il problema più generale resta un altro: una cosa sono i blogger ragazzini o adulti ragazzini dentro, che spesso scelgono di non filtrare nulla e di non moderare il proprio blog e di fottersene insomma del codice civile e penale che riguarda quella retroguardia che è il resto del mondo. Altra cosa, ben più grave, è l'occupazione da parte di professionisti dei social network per denigrare o esaltare "a pagamento". Nessun irresponsabile, ingenuo e furbo, deve restare libero di delinquere con il suo media; concorrenza sleale, pratiche commerciali scorrette, calunnia, pubblicità ingannevole, sono retai veri e propri, anche se perpetrati senza volerlo; la tua libertà non può andare a discapito della mia, la regola non cambia mai, neppure in internet.
Gli scioperanti temono che un semplice obbligo di rettifica possa «disincentivare e soffocare la comunicazione on line non solo nei blog, ma anche nelle piattaforme di condivisione dei contenuti». Sciocchezze. Gli assennati non hanno niente da temere. Ne hanno i cretini, gli anonimi e i disinformati. Anche se sempliciotti che non hanno il coraggio di dare un nome e un cognome alle proprie opinioni. Nella società che lavora li chiamiamo vigliacchi.
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