Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

GRANO ITALIANO, DURO E PURO, IN CRISI

Il prezzo del grano è sceso sotto i 20 euro a quintale,  la metà delle quotazioni di fine 2014. Pare ormai evidente che dipenda dalle importazioni. Arrivano navi piene di grano talvolta senza provenienza chiara. Stiamo tornando all’800 quando in Italia si importava il 70% del grano, contro quasi il 50% di oggi.

Dal grano al pane i prezzi aumentano del 1.450% con il grano che oggi è pagato come trenta anni fa su livelli al di sotto dei costi di produzione attuali. Lo stesso vale per la forbice dei prezzi che sale del 400% dal grano duro alla pasta. Al contempo nel 2015 sono più che quadruplicati gli arrivi di grano dall’Ucraina per un totale di oltre sei milioni di quintali e praticamente raddoppiati quelli dalla Turchia per un totale di circa mezzo milione di quintali.

Gli industriali ammettono che la produzione nazionale di grano duro, nel 2016, si attesterà a 5,5 milioni di tonnellate, il livello più alto dell’ultimo decennio (4,2 milioni nel 2015) ma lo ritengono inferiore alle esigenze quantitative della produzione. Il vantaggio di utilizzare per motivi logistici e di purezza è annullato dalla miscelazione con il grano straniero che la carenza produttiva rende necessaria; una miscelazione non omogenea non garantisce quegli standard qualitativi costanti richiesti dal mercato.

Ne consegue che l’attuale livello dei prezzi del frumento duro rischia di disincentivare la produzione in molte aree produttive, accentuare il deficit produttivo nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria, svalutare le scorte della stessa industria e depauperare il prodotto. La strada è la valorizzazione del frumento duro nazionale è una conditio sine qua non per preservare e restituire la giusta dignità all’intera filiera nazionale di frumento duro, fiore all’occhiello dell’agroalimentare nazionale.

Non basta continuare a parlare della necessità di accelerare la discussione e l’approvazione del Piano Cerealicolo Nazionale per condividere le misure più idonee a valorizzare la cerealicoltura italiana e i prodotti della filiera 100% Made in Italy.

Serve un intervento semplice, chiaro ed immediato, un marchio per distinguere i prodotti che utilizzano il grano italiano, solo il grano italiano, dando una qualificazione e garanzia al consumatore; anche superare in pratica i conflitti di interesse che avvelenano i tavoli di concertazione. Chi vuole utilizzi solo grano straniero, visto che la miscelazione è un problema; basta che il consumatore lo sappia, verificando il marchio rappresentativo 100% grano italiano e possa scegliere.

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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