Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

IL LEVIATANO TRIBUTARIO

Mettere le mani nel sistema tributario preoccupa ogni politico, salvo che non ne annunci riduzioni e ribassi. Visto il clima di sfiducia nella politica il contribuente pensa subito che ogni riforma nasconde un inganno.

La ripresa passa certamente dalle riduzioni e dalle semplificazioni fiscali, connesse ad una severa e concreta lotta all’evasione. La prima strada dovrebbe essere quella di “destatalizzare” (cioè “depoliticizzare”)  l’amministrazione, cioè dare corpo seriamente alla sussidiarietà (faccia il pubblico solo quello che non può fare il privato), cominciando dalle 8.000 aziende partecipate che perdono o che non hanno motivi di essere pubbliche.

Aumentare troppo le tasse scoraggia l’onestà contributiva; imporre tasse ad un livello ragionevole determina un maggiore introito e, sopratutto, una maggiore fiducia nello Stato.
Si dovrebbe partire da una maggiore imposizione sul patrimonio e sui redditi diversi da lavoro dipendente; proseguire dalle tasse sul lavoro, che presentano un cuneo insostenibile.
Il piatto forte sta comunque nell’IVA, gravato da troppe esenzioni e agevolazioni, oltre che da una evasione crescente. Un atto coraggioso sarebbe proprio quello di eliminarla, gravando solo l’ultimo stadio, quello che raccoglie l’incasso dai consumi. In pratica una sorta di nuova IGE, che si chiamerebbe IFIC Imposta FInale sul Consumo piuttosto che Imposta Generale sull’Entrata. L’incasso non cambia visto che l’importo finale che verrebbe prelevato non è altro che la somma di tutte le porzioni della filiera, al netto dei recuperi. Un incasso secco, più facile da controllare che traina l’indotto delle altre imposte, Irpef, Ires, Irap.
Nessuno ripresa è possibile senza l’aumento dei consumi interni, della produttività; la riduzione del debito pubblico e l’incremento occupazionale dipendono direttamente dalla crescita. Inutile cercare soluzioni “a somma zero”, cioè manovrando poste all’interno di un bilancio statico.
La semplificazione dovrebbe partire dalla riduzione del numero delle tasse e dalle famigerate “tax expenditures”, le agevolazioni e le esenzioni fiscali, che oramai servono poco alla politica economica di sostegno e sono diventate una riserva di caccia per i ricchi e per le speculazioni. Sono quasi 300 e sottraggono all’erario oltre 150 miliardi; solo banche e assicurazioni risparmiano 5 miliardi. È stato accertato che le detrazioni avvantaggiano in proporzione al reddito; quindi una soluzione equa potrebbe essere quella allineare le agevolazioni al reddito delle famiglie che li utilizzano, trasferendo lo sconto dalla produzione al consumo.

Insomma un “Leviatano”, mostro di complessità e contraddizioni, che aiuta solo i furbi, le elusioni, la corruzione.

La riduzione fiscale dovrebbe essere applicata solo alle poste imponibili capaci di influenzare la crescita ed evitata per quelle, diciamo parassitarie, che non creano valore generale.

La Pubblica Amministrazione è la prima responsabile di questo Leviatano. Debellare il mostro servirebbe anche a rendere possibile una maggiore semplicità ed efficienza, introducendo una vera riduzione dell’intermediazione pubblica per contrastare la corruzione.

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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