Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

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Industria e commercio smentiscono il governo. Ma quale ripresa. Ordinativi e vendite in calo

No,non ci siamo. Le misure del governo per far ripartire l’economia non producono ancoragli effetti sperati. Nonostante i proclami del premier Renzi rilanciati dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sull’uscita dalla crisi, i numeri parla nochiaro. E dicono che l’ottimismo del governo è ingiustificato,che il Paese arranca e la ripresa è ancora lontana.
Ogni rilevazione dell’Istat è la smentita di quanto Renzi continua a ripetere, ora anche in modo ossessivo con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale.
Ieri sono arrivati i dati sull’attività delle imprese tra fatturato e ordini e sulle vendite del commercio. E non sono cifre esaltanti,da far sorridere. A marzo il fatturato è aumentato dell’1,3% rispetto al mese precedente ma l’andamento trimestrale è negativo dello 0,2%. A conferma di una situazione di affanno, ci sono i dati sugli ordinativi in calo dello 0,3% rispetto a febbraio. La situazione è lievemente migliorata rispetto ad un anno fa (+2,7%) ma va anche detto che l’anno scorso è stato toccato uno dei punti più bassi per l’attività delle imprese. La flessione maggiore si osserva nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,9%).
Unico settore che invece ha ingranato la marcia è l’industria dell’auto. A marzo il dato grezzo del fatturato segna un aumento tendenziale del 22,6%. Si tratta del sesto aumento a doppia cifra consecutivo. Gli ordinativi totali (dati grezzi) hanno avuto un balzo tendenziale del 14,7%. Dall’industria al commercio. Confcommercio che pure qualche mese fa aveva mostrato un certo ottimismo, ieri di fronte alle cifre dell’Istat che indicano per marzo un calo delle vendite al dettaglio dello 0,1% su mese e dello 0,2% su anno,ha detto che c’è stato un «peggioramento rispetto alle attese». Nel trimestre gennaio-marzo l’andamento è piatto con una variazione nulla. In confronto allo stesso periodo dell’anno scorso c’è stato un incremento soltanto dello 0,3%. La crisi continua a penalizzare anche i consumi dei prodotti alimentari. Le vendite a marzo di quest’anno hanno ancora il segno negativo (-0,1%). Rispetto al 2014 l’aumento è stato dello 0,7%.
«La spesa delle famiglie non riprende e il commercio versa ancora in una situazione di crisi» commenta il Codacons, l’associazione dei consumatori. «Altro che ripresa, l’Istat attesta in tutta la sua gravità la crisi che investe il settore del commercio» afferma Comitas, l’associazione delle piccole e microimprese italiane.
«Le difficoltà stanno aumentando, al punto che da inizio anno ad oggi circa 23.000 negozi sono falliti. Ciò proprio a causa di una congiuntura economica negativa persistente, dove le vendite continuano a calare e conseguentemente i prezzi al dettaglio a scendere, mentre crescono tutte le altre voci a carico dei piccoli imprenditori, dalle tasse agli affitti, e i crediti bancari vengono ridotti a differenza dei loro costi che rimangono alti, nonostante si sbandieri il contrario».
Confcommercio nonostante ammetta che le cifre «sono leggermente peggiori rispetto alle nostre attese» dice anche che qualche segnale di ripresa c’è. «È piuttosto lenta e sta interessando comunque comparti di spesa non coperti dall’indice delle vendite al dettaglio. Nei servizi, nell’area dell mobilità e dell’acquisto di auto le tendenze sono sensibilmente migliori». L’associazione fa una distinzione tra la grande distribuzione che, dice, «seppure con difficoltà, è fuori dalla crisi» e gli esercizi più piccoli che «sono ancora distanti dall’aver recuperato il volume di vendite del 2014».
Come se ne esce? Per Confcommercio occorre «consolidare la fiducia mediante chiare indicazioni sul futuro fiscale degli italiani. Non è verosimile rivedere al rialzo i piani di spesa per consumi nella prospettiva di nuovi incrementi della tassazione, legati soprattutto alle clausole di salvaguardia».
«I nostri timori sulla fragilità e debolezza della ripresa delle vendite al dettaglio sono stati purtroppo confermati» commenta Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione. «Guardando i dati del 2015 si evidenzia come il fuoco di paglia di gennaio(+1,2%) si sia già esaurito il mese successivo (0,0%), per tornare con i dati di marzo in terreno negativo (-0,2%)».

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