Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

LA CULTURA SALVAGENTE DELL’ECONOMIA

L’economia italiana, come quella europea e mondiale (salvo rari casi in alcuni Paesi in via di sviluppo) cresce meno, sempre di meno, ristagna; in modo e con proporzioni diverse; ma la tendenza è chiara, la crescita vera, quella che consente il benessere diffuso è un amaro ricordo.

Perché? Diverse le risposte come diverse sono le ricette.

La finanza imperante che crea pochi posti di lavoro; il risparmio che non si trasforma in credito e in investimenti; le nascite che si contraggono e la popolazione che invecchia; la produttività che ha pochi margini di crescita; la spesa pubblica bloccata dall’indebitamento eccessivo; le nuove tecnologie che creano occupazione meno del manifatturiero; l’ascensore sociale incrostato di privilegi, rendite di posizione, corporativismi.
Le economie avanzate si sentono appagate; i cittadini illusi da concessioni immeritate limano il senso del dovere sviluppano la schiera dei diritti; così l’energia popolare non sostiene il dinamismo verso il comune e gli stimoli attenti al benessere collettivo, ma si perde in rivendicazioni e pretese egoistiche.

La politica del consenso a tutti i costi privilegia le spese correnti ed i risultati a breve termine, preferendoli agli investimenti ad alla visione su di un ampio orizzonte temporale.

La svolta rigeneratrice sta prima di tutto nell’uomo che deve rendersi conto le la crescita infinita è finita (la decrescita ha cinquant’anni!) e che occorre riposizionare esigenze ed obiettivi, abitudini e comportamenti.
La realtà italiana odierna è complessa, difficile da dipanare: dal 2008 abbiamo perso un quarto del PIL e due quinti d’investimenti; il credito è compromesso dal deterioramento del portafoglio; la qualificazione del capitale umano è nel complesso arretrata mentre i migliori vanno all’estero e arriva manovalanza immigrata problematica.
La velocità dei cambiamenti richiede competenze nuove, più ampie e meno standard, flessibili e capaci di adattarsi all’inedito; in pratica serve pensiero critico e creativo, capacità comunicative efficaci, gioco di squadra.

Entra prepotente in campo la cultura, quella meno tecnico-scientifica, come fertilizzante delle competenze acquisite, delle conoscenze impartite, tradizionalmente.

La cultura come energia positiva che avvicina, unifica, tutte le culture, crea coesione sociale, stimola il senso civico e la tolleranza verso gli altri, sensibilizza sull’importanza della legalità, propone valori fondamentali per combattere il degrado che il consumismo, l’indifferenza, l’egoismo corrompono la società.
Insomma la cultura serve per dare carburante nuovo anche all’economia, evitando che “il dio denaro” padroneggi su tutto e consentendo spazi occupazionali e d’interesse capaci di qualificare ogni azione umana.

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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