Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

LA VERITÀ PLURIFORME NELLA SOCIETÀ DELLA COMUNICAZIONE

La cultura è l’energia nascosta con cui la sovranità popolare avrà la forza di esprimersi ed essere incisiva, ora che il consumismo e l’egoismo la inquinano, ora che gli sviluppi tecnologici e socioeconomici in atto la corrodono. Infatti la disaggregazione e la polarizzazione dei consensi, la subdola ed efficace propaganda dei poteri forti, l’indefesso clientelismo frutto del consumismo imperante, stanno compromettendo, indebolendo questa capacità.

Quattro secoli fa la Chiesa si pose il duplice obiettivo di diffondere il cristianesimo ovunque possibile e di difendere i contenuti della fede minacciati dalle eresie; per farlo organizzò un struttura specifica chiamata “Propaganda Fide” affidata a comunicatori e persuasori dalle competenze di alto profilo.

La democrazia moderna ha dato valore al popolo, all’opinione pubblica. Anche se sarebbe meglio dire alla sua rappresentanza organizzata e strutturata, in effetti una minoranza. Questo ha reso la propaganda determinante per il potere, non solo religioso, obbligandola a diventare articolata, complessa ed estesa; è rimasta una struttura sospetta perché continua a lavorare sulla “pancia” della gente, cioè l’inconscio profondo e la ragione superficiale dove generare sensazioni ed emozioni forti, capaci di determinare comportamenti e scelte. È rimasta infatti analoga nel tempo l’azione sistematica delle propaganda con cui influenzare e anche manipolare la cognizione di fatti e realtà al fine di ottenere un consenso favorevole anche se non pienamente corrispondente alle verità generali.

La propaganda oggi si chiama informazione mediatica, pubblicità, lobbismo, marketing, social networking, espressioni culturali ed altro. In sintesi, la ricerca del consenso è diventata una scienza. La velocità con cui si evolvono i diversi strumenti del consenso, l’intreccio e la trasversalità con cui si applicano, i processi con cui vengono assorbiti, stanno generando complicazioni irrisolvibili per cui la verità non è più unica ma pluriforme, adattabile ad interpretazioni ed usi di parte.

La verità pluriforme nella società della comunicazione si chiama anche “post verità”, dove i fatti oggettivi e le realtà assolute diventano multidimensionali: soggettive, settoriali, dinamiche, effimere, polarizzate. Vero e falso si mischiano con le opinioni più variegate creando notizie artefatte e contraddittorie a cui si crede perché ci si vuol credere e non perché sono credibili.

L’opinione pubblica, il popolo, abbagliato dal consumismo diffuso, ha imparato a dare il suo consenso per soddisfare esigenze ed aspirazioni meno ideali e più materiali; vuole promesse concrete in cui credere. Il cittadino crede meno ai valori generali, per tutti, e più al valore singolo, per se stesso. Per illuderlo e carpirne il consenso, al posto degli ideali, c’è bisogno del populismo, delle promesse invitanti, delle rivincite attese.

L’abbondanza informativa nella società della comunicazione induce a confondere l’attenzione dei destinatari; l’efficacia obbliga a sintetizzare per schemi e slogan, rinvigorendo i pregiudizi. È sparito l’ipse dixit, la voce autorevole che aggregava e unificava l’attenzione ed il consenso di massa.

Il consenso si ottiene suonando le corde giuste, quelle che promettono risultati semplici ed puntuali, pratici e palpabili. Occorre un vero e proprio sistema operativo, una “fabbrica del consenso”, per cablare tutte le componenti psicologiche, sociologiche ed economiche con le esperienze e le esigenze, i desideri ed i sogni.

Il populismo appare vincente, perché offre una rivincita strumentale, che da piacere, a chi non ha possibilità di far contare le proprie idee, che in pratica corrispondono ad esigenze, sogni e desideri. L’evoluzione pluricentrica nella società della comunicazione generata dal web crea fonti di notizie e aree di discussione senza controllo, senza limite.

La partecipazione allargata e facilitata dal web genera il festival degli stereotipi, dei luoghi comuni; ognuno cerca di uscire dalla massa e distinguere la sua individualità omologandosi ad una delle innumerevoli polarizzazioni dogmatiche che nascono ogni giorno (siti, blog, social, newsletter…); realizza così il suo “ergo sum” con velocità e semplicità; realizza la sua comunità limitata ed autoreferenziale con cui aumenta indiscriminatamente le diversità senza contribuire alla creazione di qualsiasi valore.

L’ipse dixit si frantuma in tanti rivoli, ognuno dei quali porta la sua verità. Senza alcun filtro professionale del giornalista e dell’opinionista . Filtri professionali che comunque ormai sono piuttosto screditati per libertà ed indipendenza. Le masse hanno quindi conoscenze superficiali e composite; hanno interessi personali, il bene comune e l’interesse generale è vivo a parole e vale per l’altro; per questo il valore è quello della verità pluriforme, ad personam.

Nella società della comunicazione si afferma la narrazione più convincente, anche se improbabile, anche se populista, anche se estremista, anche se permeata di falsità. Una narrazione che conquista forza ed efficacia se denigra l’avversario per distruggerlo, spargendo veleno e spingendo all’odio per stimolare più facilmente l’emozione degli ascoltatori ed accorparne la partecipazione.

La democrazia, conquistata nel recente passato, pare voglia tornare indietro; è messa in pericolo dalle tecnologie che creano disuguaglianze e disgregano le rappresentanze, polarizzandole. Aggiungiamo le problematiche sociali ed economiche che si complicano, la globalizzazione che favorisce le corporazioni maggiori, la sudditanza dell’economia alla finanza, la concentrazione della ricchezza; insomma il destino delle masse deve fare i conti con le distanze che si accumuleranno tra il vero potere e loro, sudditi inconsci delle manipolazioni perpetrate loro malgrado dalla finta libertà offerta dai media e dai social network, della capacità straordinaria di aggregazioni superiori per competenze e risorse nell’orientarne il consenso.

Sono le aggregazioni che integrano la potenza dei “big data” con l’automazione computerizzata che seleziona ed orienta i risultati dei motori di ricerca in rete, con l’azione di robot informatici che lavorano in rete al ritmo di migliaia di utenti al minuto; sono nickname ed avatar immateriali che generano fake per narrazioni molto credibili, apparentemente reali, ben poco veritiere, pericolosamente ingannevoli.

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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