Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

RIFLESSIONE DI ATTUALITÀ

La crisi economica che ancora travaglia il nuovo 2017, o meglio, il nuovo meccanismo dei valori che altera gli equilibri consolidati, è una delle cause dell’attuale oscurità sociale che ha dato luogo al risultato imprevisto delle ultime consultazioni elettorali. Altre cause sono le incertezze della globalizzazione, dell’innovazione tecnologica, della finanza onnipotente.

La realtà di fondo è il debito pubblico che ha raggiunto il limite e non può più garantire lo stesso benessere che ha dato per decenni.

La democrazia e il capitalismo non si sono dimostrati all’altezza di creare fiducia e sicurezza, anche dopo la delusione del comunismo. Comincia a trasparire quello che nessuno aveva capito, il vero umore della gente comune, la solita maggioranza silenziosa che ha deciso di far rumore, di farsi sentire. Pessimismo e frustrazione lasciano il posto a rabbia e intenti punitivi. L’indifferenza e l’isolamento si trasformano in attenzione intorno a chi offre soluzioni, anche se illusorie ed ingannevoli.

La classe dirigente, ovunque operi, è sotto accusa e viene contestata anche se non ha tutte le colpe. Certamente non interpreta i tempi nel modo giusto, non ha un progetto politico adeguato e credibile, convincente;  non rinuncia all’ipocrisia, alle parole stracotte per concetti usurati e proposte astratte, inconcludenti.

Il contrario prevale sull’ordinario, confonde chi amministra; il nuovo che contesta e promette l’impossibile è diventato credibile di fronte alle continue delusioni per la maggior parte delle aspettative. La rabbia indignata è il motore delle decisioni elettorali; una sorta di rancore verso la politica, che non mantiene il benessere, alimenta opzioni vendicative; il clientelismo si rimodella, occultandosi trasversalità e concentrandosi in polarità, creando ulteriore malessere sociale; l’illegalità punge forte mentre morde il declino.

Le maggioranze si costruiscono sugli umori, più che sulla ragione.

Il gente è stanca dei bei discorsi, vuole mete precise, valori autentici, garanzie e logiche  al riparo dalla confusione, dal sospetto, dalle ingiustizie occulte.

La classe dirigente, politica e imprenditoriale, perde carisma e credibilità, è ambigua, non fa sognare; tutt’altro, genera indignazione e sfiducia.

La voglia di cambiamento corre verso le promesse chiare anche se  impossibili, i percorsi puntuali anche se irrituali.

La disintermediazione mediatica ha articolato le opinioni, personalizzato la leadership, creando conflitti continui. Vince che strilla di più, chi odia di più e che aggrega chi odia nello stesso modo. Il potere dei partiti e delle organizzazioni di rappresentanza, sindacale e datoriale, come ogni altra che ordina interessi, perde forza e peso. La comunicazione è superficiale e veloce, si privilegia l’effetto ai contenuti, il coinvolgimento emotivo al convincimento razionale.

Si guarda al peggio, si teme per il futuro. Eppure l’Italia ha doti e realtà straordinarie che non riescono a dare stimoli positivi per tutti. Arte e bellezza, storia e diversità sono fertilizzanti dell’Italia delle 4A, Alimentari, Abbigliamento, Arredo e Automazione, l’Italia dell’eccellenza e del turismo.

La strada è semplice e chiara. Partire dal buono che c’è, organizzarlo, rimuovere la pigra tolleranza ed il superficiale  buonismo, per combattere il cattivo che cresce (incivili, evasori e malfattori); fermare il logoramento del buono che c’è, che costringe la burocrazia a dilatarsi, il fisco ad appesantirsi, la politica ad appannarsi, il degrado a prosperare. Partendo dal valori della cultura e dagli esempi delle eccellenze.

 

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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