È ipotizzabile, utile ed efficace una nuova e più radicale definizione agevolata di imposte, atti di accertamento e riscossione e contenzioso tributario? In pratica pace fiscale, rottamazione, condono. In Parlamento se ne comincia a parlare.
La grave situazione economica post Covid19 potrebbe richiedere nuove misure che consentano ai contribuenti che hanno presentato una regolare dichiarazione, ma non hanno potuto pagare, di definire la propria posizione col fisco in modo sostenibile.
In pratica non si tratta di evasori, ma di chi ha regolarmente dichiarato, ma non pagato per diversi motivi, comunque legate alla cause imprevedibili conseguenti al Covid19.
Prima della crisi i debiti accumulati con il fisco italiano sfiorano mille miliardi; difficile ipotizzare l’esplosione con il decorso del 2020. L’esperienza insegna che non è facile recuperare tutta questa somma, appesantita dalle conseguenze del lockdown.
Al 31 dicembre 2019 i debiti accumulati da 17,4 milioni di contribuenti ammontavano a 954,7 miliardi  Oltre venti miliardi in più rispetto al 31 agosto 2019 (quando era 934,4 miliardi).
Il 40% risulta difficilmente esigibile: 153,1 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 118,9 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate; 109,5 miliardi da nullatenenti; per 68,8 miliardi di euro l’attività di riscossione è sospesa per provvedimenti di autotutela emessi dagli enti creditori, in base a sentenze dell’autorità giudiziaria. Rientra in questo capitolo la terza edizione della definizione agevolata, la cosiddetta “rottamazione-ter”. Dunque, totale non esigibile: 450,3 miliardi.
Anche i restanti 504,1 miliardi sono difficilmente esigibili in toto.
14,7 miliardi di euro di rateizzazione in corso; 410,1 miliardi di euro relativi a contribuenti nei confronti dei quali l’Agente della riscossione ha già svolto, in questi anni, azioni esecutive o cautelari che non hanno consentito il recupero integrale del debito attuale (ora sono all’esame possidenze e rapporti economici presenti in Anagrafe Tributaria). Ci sono altri 79,6 miliardi di euro comprensivi anche di posizioni per le quali, in base alle norme a favore dei contribuenti – come la soglia minima per l’iscrizione ipotecaria, l’impignorabilità della prima casa, i limiti di pignorabilità dei beni strumentali, la limitazione alla pignorabilità di stipendi, salari e indennità relative al rapporto di lavoro e di impiego – sono inibite, o limitate, per l’Agente della riscossione le azioni di recupero.

45,4% dei contribuenti ha debiti residui inferiori a 1.000 euro al quale corrisponde circa l’1,8% del complessivo valore residuo
32,0% dei contribuenti ha debiti residui da 1.001 euro a 10.000 euro al quale corrisponde circa il 3,2% del complessivo valore residuo
17,4% dei contribuenti ha debiti residui da 10.001 a 100.000 euro al quale corrisponde circa il 12,0% del complessivo valore residuo
3,9% dei contribuenti ha debiti residui da 100.001 a 500.000 euro al quale corrisponde circa il 15,4% del complessivo valore residuo
1,3% dei contribuenti ha debiti residui superiori a 500.000 euro al quale corrisponde circa il 67,6% del complessivo valore residuo