Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

Aumenta ancora il numero di imprese spazzate via dalla crisi

Sono oltre 250 mila le piccole aziende che ad oggi sono ferme, ovvero che nè chiudono nè operano. Sono i dati di Comitas, l´associazione delle piccole e micro imprese italiane. In base alle stime, attualmente 150mila sono le microimprese “in coma”, ossia pericolosamente vicine al fallimento. La metà di tutte le piccole attività esistenti in Italia non registra crescita e non prevede nuove assunzioni, e il 45% di queste sarà costretto ad eseguire licenziamenti. Le microimprese più in crisi appartengono per due terzi al commercio e all´edilizia.

I dati di Cerved Group mostrano che nel 2012 la recessione ha avuto un impatto notevole nel comparto dei servizi (+3,1%) e nelle costruzioni (+2,7%), mentre la manifattura – pur con un numero di fallimenti che rimane a livelli critici – ha registrato un calo rispetto all’anno precedente (- 6,3%). Dal punto di vista territoriale, le procedure sono aumentate nel Nord Ovest (+6,6%) e nel Centro (+4,7%), mentre sono rimaste ai livelli dell’anno precedente nel Sud e nelle Isole. Nel Nord Est i casi sono invece diminuiti, un dato compensato dal forte incremento delle liquidazioni, che ha portato il totale di chiusure in quell’area a superare quota 20 mila (+8,6% sul 2011).

Il fenomeno delle liquidazioni volontarie ha riguardato tutta l’economia: se si considerano le ‘vere’ (non contando le cosiddette scatole vuote) societa’ di capitale, si registrano aumenti con tassi a due cifre nel terziario (14%), nelle costruzioni (13,8%) e nell’industria (13,1%). Dal punto di vista geografico, il fenomeno segue una corsa a due velocita’: un boom nel Nord (+31,2% nel Nord Est e +25,1% nel Nord Ovest) e una crescita più moderata nel Centro-Sud (+9,5%).

Dall’inizio della crisi nel 2009 si contano infatti più di 45 mila fallimenti. Il numero maggiore ha riguardato imprese del terziario, 21 mila, ma i dati indicano che è stata l’industria a pagare il conto più salato alla recessione: il totale delle società di capitale manifatturiere fallite tra 2009 e 2012 ammonta infatti al 5,2% di quelle che avevano depositato un bilancio valido all’inizio del periodo considerato, contro una percentuale pari al 4,6% nelle costruzioni e al 2,2% nei servizi.

”L’incidenza dei default osservati durante la crisi -conclude De Bernardis- risulta particolarmente alta in settori tipici del Made in Italy come il sistema casa (7,9%), il sistema moda (7,1%), la produzione di beni intermedi (5,5%), la meccanica (5,1%), mentre da un punto di vista territoriale la crisi è stata avvertita maggiormente tra le imprese del Nord della Penisola (3,5% nel Nord Ovest e 3,2% nel Nord Est), rispetto al Centro-Sud (2,7%)”.

Link: http://1a1notizie.it/completa.php?tabla=10896

Fonte: Uno a uno notizie

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