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BLOCCATA L’IMMISSIONE IN COMMERCIO DI CARTE SIM CON SERVIZI A PAGAMENTO PREIMPOSTATI E PREATTIVATI

Con la pronuncia della Corte di giustizia europea sulle carte Sim “si riafferma la tutela dei consumatori”, dice l’Autorità Antitrust. Mentre Adiconsum sottolinea che è stato ribadito il diritto alla libertà di scelta del consumatori e chiede di applicare la sentenza a tutti i settori merceologici. La pronuncia è quella di ieri, con la quale la CGUE ha stabilito che l’immissione in commercio di carte Sim con servizi a pagamento preimpostati e preattivati rappresentano una “pratica commerciale aggressiva sleale” se fatta all’insaputa dei consumatori. Si tratta perciò di una “fornitura non richiesta” che può essere sanzionata anche dall’Autorità Antitrust.
La sentenza della Corte di Giustizia sulle carte Sim contenenti servizi a pagamento “dà pienamente ragione” alla tesi dell’Autorità, sostenendo che “il diritto dell’Unione non osta a una normativa nazionale in virtù della quale una ‘fornitura non richiesta’ deve essere valutata alla luce della direttiva sulle pratiche commerciali sleali”. Questo il commento del presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella alla sentenza della Corte di Giustizia europea. “Era stato detto – ha osservato il presidente dell’Autorità – che la nostra azione era in contrasto con il diritto europeo, ma ora questa sentenza della Corte europea dimostra che non è così. In questo modo si tutelano i soggetti deboli e si riafferma la tutela dei consumatori, che è uno dei pilastri fondanti dell’azione dell’AGCM. Vi sono settori, tra cui quello delle TLC, che incidono sulla vita delle persone. La pratica delle forniture non richieste si ripercuote negativamente sulla vita dei cittadini, specialmente quelli più deboli, che hanno meno strumenti per farsi valere. Il mercato è importante, ma altrettanto lo sono lo Stato e le sue istituzioni perché il mercato funziona se le istituzioni sono robuste e in grado di difendere i cittadini”.
Di “sentenza epocale” parla Adiconsum riprendendo soprattutto il punto nel quale si afferma che la richiesta di un servizio deve consistere in “una scelta libera da parte del consumatore”. “Il che significa, in sostanza, che un’azienda non può attivare un servizio, anche se esso è incluso in un servizio principale, senza che il consumatore ne sia stato debitamente informato e abbia dato il proprio consenso – dichiara Carlo De Masi, presidente di Adiconsum nazionale – In caso contrario, si configura una pratica commerciale scorretta ed aggressiva che va sanzionata. Adiconsum auspica l’immediata attuazione della sentenza e monitorerà il suo rispetto in tutti i settori merceologici”. (HELPCONSUMATORI)

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