Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

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Calano i prestiti a famiglie e imprese. È il peggior dato degli ultimi 14 anni

Nuova gelata sul credito che le banche italiane concedono a famiglie e imprese, con un -4% a novembre che segna il dato peggiore dal 1999 e che fa parlare di una «ecatombe» le piccole e medie imprese. Intanto gli istituti di credito fanno i conti con sofferenze sui prestiti volate anch’esse ai massimi di 14 anni in rapporto agli impieghi, e danno una stretta all’impiego nel settore bancario. 
I numeri, mentre l’Europa lavora all’Unione bancaria che ci si aspetta porti benefici all’attività creditizia nel Sud dell’Eurozona, parlano chiaro: dopo il -3,7% di ottobre, novembre continua a inviare chiari segnali di un “credit crunch”, una morsa creditizia ancora in pieno corso. Il rapporto mensile dell’Abi – in linea con l’interpretazione della Bce – spiega che il dato risente dell’economia che stenta a uscire dalla recessione e della domanda di prestiti debole. 
DI certo c’è anche che, dopo quasi due anni di recessione, prestare è più rischioso. Le sofferenze lorde delle banche, i prestiti cioè a rischio di non essere rimborsati, hanno toccato ad ottobre quota 147,3 miliardi di euro, 27,5 miliardi in più di un anno fa e 100 rispetto alla fine del 2007. Il rapporto con gli impieghi è al 7,7%, il massimo da ottobre 1999. 
La conseguenza è che per le sole imprese, spiega l’Abi, i prestiti sono giù del 4,9% su anno (-4,2% a ottobre) con investimenti fissi lordi in calo del 2,2% nel terzo trimestre. Comitas, un’associazione di microimprese italiane, parla di «ecatombe» e di una stretta ai prestiti che «sfiora quota -10% rispetto al 2012» che «equivale a condannare a morte il mondo della microimprenditoria». Le famiglie registrano invece un calo dei prestiti dell’1,3%, con un -1,1% per i mutui concessi, stesso calo di ottobre. Quanto ai tassi, quello medio sui nuovi finanziamenti alle imprese a novembre ha subito una limatura al 3,48% (3,51% il mese precedente), quello sui mutui a 3,57% (da 3,59%). 
Ma sul fronte della raccolta, a parte la liquidità ampiamente disponibile della Bce, le banche non vedono rosa. I depositi continuano ad aumentare, con un forte +5,7% a novembre (5,1% a ottobre). Ma la raccolta fatta emettendo obbligazioni resta in picchiata, con un -9,3% (-9,6% a ottobre), dato che secondo il presidente dell’Associazione bancaria Antonio Patuelli rappresenta «l’elemento più preoccupante», di fronte a «sforzi colossali a sostegno di famiglie e imprese che non vanno bene». 
Ma a pagare sono anche i bancari: l’occupazione nel settore bancario è scesa dell’1,7% nel solo biennio 2011-2012. L’Abi lamenta un costo medio per dipendente in Italia di 75.000 euro, più elevato del 17% rispetto ai gruppi bancari europei. I dipendenti del settore non ci stanno: «l’Abi abbaia alla luna», dice il segretario generale del sindacato Fabi, Lando Maria Sileoni invitando i banchieri a «dichiarare pubblicamente, una volta per tutte», se nei 75.000 euro sono compresi gli stipendi di top manager e alti dirigenti. L’Abi – dice Sileoni – spieghi «come vuole riportare la clientela allo sportello» piuttosto che puntare su «più reddito e più guadagni ma con meno occupazione».

http://www.lastampa.it/2013/12/17/economia/calano-i-prestiti-a-famiglie-e-imprese-il-peggior-dato-degli-ultimi-anni-m70og7aNmKg74iWMD9ZWFK/pagina.html

Fonte: La Stampa

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