Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

ECONOMIA CIRCOLARE. Luci e ombre, dai Consumatori idee per fare meglio

Il fermento che anima l’interesse e la sensibilità dei Consumatori sui temi della Sostenibilità in generale e dell’Economia Circolare (EC) in particolare non trova ancora riscontro nell’attenzione della Politica e della Pubblica Amministrazione.
Questa ricerca si propone di estrarre dall’opinione dei Consumatori gli ostacoli principali che rallentano l’affermazione dell’EC, elaborando idee per fare meglio.

Partiamo dall’evidenza che la maggioranza dei Consumatori considera ancora la Sostenibilità come fatto ambientale e riduce l’EC alla raccolta differenziata. Ancora più confuso è il fatto che l’EC non riguarda solo le risorse materiali; riguarda  anche le risorse umane che vanno formate ed aggiornate collateralmente  all’evoluzione conseguente all’innovazione; occorre cioè accompagnare la transizione  economica trainata dall’EC con la transizione sociale.
Più che disinformazione c’è carenza d’informazione.

Nei convegni e nei dibattiti i Consumatori sono costantemente assenti; sono presenti solo gli addetti ai lavori; nei media si parla dei problemi generali (cambiamenti climatici, inquinamenti, risorse naturali in esaurimento, rifiuti debordanti) e delle prassi burocratiche incerte; marginale la discussione sull’attuazione pratica di soluzioni specifiche per avviare una innovazione culturale con cui rivedere gli usi di consumo e sviluppare tecnologie con cui cambiare i metodi di produzione.
Il concetto da affermare è che dobbiamo imitare la natura, regolata da cicli chiusi: tutto quanto, alla fine del suo ciclo di vita, ritorna e si assimila all’origine senza lasciare tracce.
L’informazione deve inoltre creare la base per favorire l’affermazione valoriale del prodotto secondo alla pari (o di più) di un prodotto primo.

La Ricerca Economia Circolare, la rivoluzione per produrre e consumare in maniera sostenibile e l’Indagine i Consumatori e l’Economia Circolare, percezione, conoscenza e applicazione, realizzate con una prospettiva originale, quella consumeristica, ci offrono un quadro pieno di stimoli e indirizzi.

La sensibilità verso l’importanza di stili di vita attenti alla sostenibilità di sistema è in crescita presso tutti i Consumatori. Oggi, tra i giovani (fino a 35 anni) è al 73%, tra i 35-65enni è al 61%, tra gli ultra 65enni è al 76%.
In media quindi il 70% dei Consumatori crede a stili di vita attenti alla sostenibilità di sistema con una sensibilità tendenzialmente omogenea.
Abbiamo la stessa percentuale (70%) di risposte alla domanda conosce l’EC?; con la differenza che il 6% la conosce bene, il 31% la conosce abbastanza mentre il 33% la conosce poco; la percentuale di chi la ritiene utile e vantaggiosa si riduce al 51%.
Alla domanda quanto è interessato alle tematiche relative all’affermazione dell’EC? il 70% che dichiara di conoscere bene, abbastanza o poco l’EC, si scompone rispondendo rispondendo abbastanza (29%), sufficiente (24%), poco (17%).
L’evidenza che l’affermazione dell’EC dipende da chi acquista per il 32% e da chi produce per il 29%, significa che l’interazione diretta e coinvolgente Consumatore-Impresa è determinante per raggiungere l’obiettivo; infatti il 61% preferisce acquistare prodotti idonei e conformi all’EC, purché, sostiene il 27%, questa conformità sia evidenziata in etichetta.

I Bilanci di Sostenibilità con cui le Imprese evidenziano le loro attività non finanziarie rimangono sconosciuti ai Consumatori; solo lo 0,7% li legge, l’82,4% non sa che esistono, il 9,9% ne conosce l’esistenza ma non li legge! ConsumerLab sta lavorando per semplificarli in sintesi divulgative in modo da facilitare la diffusione della cultura della Sostenibilità e dell’EC.
Eppure i Consumatori cominciano a preferire Imprese sostenibili, orientate non solo al profitto ma effettivamente utili anche alla Società (sistema Comunità-Istituzioni) e al Territorio (sistema Ambiente-Biodiversità).

Gli obiettivi UE 2025 sono già stati raggiunti per il recupero di imballaggi, carta e cartone, legno, acciaio, alluminio e vetro. Non ancora per la plastica.
La gestione della plastica rappresenta il vero nodo da sciogliere per il vero successo  dell’EC. Per la plastica serve l’Ecodesign a tutto campo. Proprio nella plastica siamo all’avanguardia nell’innovazione di prodotto, dobbiamo sfruttare questo  vantaggio.
Il consumo di imballaggi è in crescita, il loro riciclo dalle attività produttive è all’avanguardia mentre quello urbano deve risolvere la sua complessità; anche  qui serve l’innovazione tecnologica dell’Ecodesign a tutto campo.
La raccolta e il riciclo dei rifiuti produttivi, organizzati tramite Consorzi in filiera chiusa, è più vantaggiosa, ottimizza l’efficienza, quindi la resa.
La raccolta tramite nettezza urbana è meno efficiente, soprattutto per la natura del  rifiuto, quindi meno appetibile rispetto a quella relativa alle attività produttive.
Il recupero e il riciclo dai rifiuti urbani è più oneroso di quello gestito dalle filiere  produttive; infatti i rifiuti urbani recuperati con la differenziata sono comunque più  compositi e contaminati mentre quelli produttivi sono più omogenei, in quantità  superiore e programmabile. Insomma i rifiuti produttivi sono più convenienti e  connettono in maniera efficace recupero e riciclo.
Il paradosso è che viene richiesto al Consumatore di differenziare pagando un  contributo ambientale tanto sul prodotto che acquista quanto sulla raccolta, con  una tassa fissa che non tiene conto della percentuale raggiunta. Dove è stata  applicata la tariffa puntuale la raccolta differenziata è migliorata.
Non si convince un Consumatore che il rifiuto è una risorsa se deve pagare due  volte: un contributo ambientale mentre acquista e una tassa mentre smaltisce,  differenziando.
L’esperienza dei Consorzi per la gestione controllata dei rifiuti da attività produttive  ha dato buoni risultati; si è trattato di laboratori di sistema che hanno consentito di  ottimizzare il percorso circolare dal produttore (che paga un contributo)  all’utilizzatore (che paga nel prodotto) al raccoglitore/riciclatore (pagato per il  servizio); un risultato che può essere migliorato, equilibrando le performance tra le  diverse filiere nella trasparenza, nell’adeguamento alle esperienze e alla  innovazioni tecnologiche.
Secondo l’indice complessivo di circolarità, l’Italia raccoglie un punteggio che la  posiziona ai vertici non solo europei. Purtroppo questa posizione è a rischio  perché il trend di crescita sta scendendo, per due motivi sostanziali: il ritardo  nell’emanazione dei decreti attuativi UE e la mancata crescita della raccolta e del  riciclo dai rifiuti urbani, sproporzionata rispetto alla raccolta e al riciclo dei rifiuti  provenienti dalle attività produttive.
La raccolta differenziata è stimata intorno al 50%, con dislivelli enormi tra nord e  sud, tanto come quantità quanto come qualità, che consiste nella percentuale di  residuo non riciclabile (la frazione secca) dove si gioca il risultato effettivo.
La raccolta differenziata urbana presuppone, oltre al senso civico ben radicato,  la conoscenza di un manuale tecnico e una certa pazienza. Quindi la strada della  raccolta differenziata deve essere allargata per consentire ai Consumatori di accedervi  in maniera semplificata e premiante per una piena condivisione.
La soluzione cardine è l’affermazione dell’Ecodesign, l’innovazione tecnologica  per progettare e realizzare prodotti che consentano e facilitino la differenziata, cioè abbiano capacità di riciclo, che ottimizzino le possibilità di riparazione,  rigenerazione, riutilizzo e riconversione; che mantengano cioè il più a lungo possibile  il proprio ciclo di vita, evidenziando la circolarità in maniera misurabile.
Occorrono normative chiare e accessibili, coniugate a controlli e penalità  efficaci, l’apertura di impianti, l’educazione diffusa, l’effettivo green public  procurement. Infine velocizzare i decreti attuativi per l’End of Waste e iniziare subito la programmazione per l’impiego delle risorse del fondo UE/Fesr  post 2020 destinato alla crescita intelligente (che vede l’economia circolare al  centro) appena approvato.
Oltre a velocizzare e semplificare le normative, è necessario incentivare l’EC con minori imposizioni sulle materie seconde rispetto a quelle prime; l’intervento pubblico non basta; senza il coinvolgimento attivo e l’impegno effettivo dei Consumatori e delle Comunità ogni iniziativa si perde nell’indifferenza.
Un’azione concreta e sostanziale sarebbe quella di limitare i SAD (Sussidi  Ambientalmente Dannosi) e incrementare i SAF (Sussidi Ambientalmente  Favorevoli).
Abbiamo esaminato 529 Bilanci di Sostenibilità con l’obiettivo (tra gli altri) di verificare se l’Impresa adotta impostazioni produttive in modo da favorire l’affermazione dell’EC, rendendola più accessibile e più implementabile; in pratica progetta e produce nella logica dell’Ecodesign.
Solo il 4,8% lo fa.
Questo risultato è significativamente negativo anche perché il campione delle 529 Imprese appartiene all’eccellenza della Sostenibilità.
In generale la sensibilità verso l’EC non corrisponde alla possibilità di adottarla; insomma c’è molto spazio per l’affermazione concreta dell’EC avviando un’azione informativa efficace e diretta, proposta con semplicità e concretezza.
Ribadiamo l’affermazione valoriale del prodotto secondo, alla pari (o di più) di un prodotto primo.
Una forte maggioranza sarebbe pronta a preferire prodotti che hanno caratteristiche strutturali favorevoli alla circolarità; la difficoltà a individuarle rende inattiva questa preferenza. Una etichettatura che indichi la percentuale di potenziale riciclo di un prodotto faciliterebbe certamente la preferenza.

La Bioeconomia è il pilastro dell’Ecodesign per progettare e realizzare prodotti che abbiano materie prime degradabili e compostabili, oltre che separabili, per agevolare la differenziata.
L’innovazione di prodotto è la protagonista di questa accoppiata come è matrice di ogni competitività di sistema; l’EC porta nuova occupazione se valorizza la Ricerca per l’Innovazione. L’inquinamento e il degrado creano occupazione poco qualificata ma più numerosa; attenti a parlare di nuova occupazione dalla Green Economy in generale e dell’EC in particolare senza il massimo impegno nella Ricerca per l’Innovazione, nella semplificazione burocratica, nel riposizionamento culturale.
Inderogabile, per la organizzazione circolare del sistema produttivo, la connessione attiva Consumatori, Beni-Servizi, Produzione, Pubblica Amministrazione; essenziale che la circolarità sia misurabile o coordinata da una cabina di regia; una cabina di regia che segua tutti i percorsi, avviando ogni possibile integrazione e coordinamento; soprattutto in grado di programmare e pianificare gli approvvigionamenti di materie per le produzioni future, intervenendo sui flussi con particolare riferimento al recupero e al riutilizzo delle materie seconde. La stessa cabina di regia deve anche concertare le competenze sulla gestione dei materiali oggi distribuita a livello interministeriale.
Due considerazioni finali: l’EC catalizza la coesione sociale, creando connessione (ed emulazione) tra le persone, stimolando il senso civico; l’EC non favorisce la finanza predatoria (che ammalora l’economia) e consente di ostacolare la speculazione sulle materie prime.

TESTO COMPLETO DELLA RICERCA QUI

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