Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

IL CAPITALE UMANO

I programmi politici italiani sono sbilanciati a favore dei consumi (per il consenso immediato), penalizzano il merito e l’efficienza (per favorire le clientele), influenzano il lavoro e la produzione (a favore del potere personale) piuttosto che stimolare il progresso e lo sviluppo del capitale umano, nel timore di alterare l’efficacia elettorale.
I valori economici sovrastano ogni ideale.
Esaurito l’accesso facile al debito pubblico, investiti dalla globalizzazione incontrollabile, fermenta l’indignazione per le speranze negate e le promesse mancate. Le aspettative generate sono affossate dalla realtà.
La gente è delusa e frustrata, non crede negli altri e nel futuro; la reazione populista sovranista ha questa radice: il rancore e l’intolleranza che generano quel meccanismo pulsionale capace di dare credito a chi propone soluzioni facili con piglio deciso e squillante; soluzioni ancora più improbabili di quelle che hanno prima deluso.
Il capitale umano di massa, base del capitale sociale, carente di cultura e istruzione adeguate, non ha raggiunto la giusta maturità per la tutela del bene comune, senza corrispondere la dovuta produttività ha frenato la crescita economica; conoscenze e competenze, senza una giuda politica sicura, deviate dal consumismo incontrollato, hanno permesso all’economia di essere mangiata dalla finanza, frenata dalla burocrazia, alterata da corruzione ed evasione, incapace di mantenere le prospettive di sviluppo e benessere promesse dalla politica debole.
Un quarto dei giovani, quasi trentenni, non lavora, non studia, non ha prospettive.
Anche gli ultra trentenni tendono a non partecipare alla competizione, non si aggiornano con il crescere dell’età, non credono che la formazione serva ad essere riqualificati, quindi, apprezzati nel mondo del lavoro, per migliorare o mantenere la loro condizione economica.
Si cercano i favori familiari o politici, delegittimando il sacrificio e l’etica sociale.
Rispetto alle altre economie avanzate abbiamo meno laureati, meno diplomati e più abbandoni scolastici. Su questa base il reddito di cittadinanza non è sufficiente per dare nuovi stimoli all’inserimento nel mondo del lavoro e non costituisce, date le risorse limitate, un concreto concorso al superamento della povertà. La politica sociale non può superare quella per il lavoro.
Pensionare senza logica demografica sottrae risorse agli investimenti, in particolare quelli a favore del capitale umano.
Spendiamo per l’istruzione meno che per gli interessi per il debito accumulato, obbligati a sostenere il peso del passato, quando la finanza generosa ha dato importanza al tenore di vita, più che alle infrastrutture ed al capitale umano. Forse anche per questo oggi abbiamo un basso senso civico ed un alto egoismo, una mobilità sociale ridotta quasi a zero, produttività e competitività a rischio.
Forse il recente esito elettorale è stato stravolto dai delusi moderati che, prima votavano, non sono andati a votare; mentre i delusi frustrati che, prima non votavano, sono andati a votare.

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