Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

Il Comitas lancia l’iniziativa volta ad aiutare le piccole imprese a fare i conti con le banche

Le microimprese non devono affondare

Il presidente Francesco Tamburella ritiene che ci siano gravi sopraffazioni da parte degli istituti di credito

In questa crisi economica la suddivisione dei ruoli appare chiara: da una parte ci sono le banche e gli istituti di credito, che non concedono quasi mai finanziamenti, e se lo fanno con tassi d’interesse altissimi. Dall’altra parte ci sono i cittadini e le piccole imprese, le principali vittime. Si parla anche di politica europea, politica fiscale, di riforme, in merito alla crisi economica. Ma gli attori principali restano sempre loro, banche e piccole imprese, ed è a loro che il Comitas si è rivolto con la sua nuova iniziativa.

Si tratta della raccolta di adesioni lanciata oggi ad una azione legale da parte delle microimprese nei confronti degli istituti di credito: gli imprenditori in difficoltà che si sentono vessati dalle banche e quelli in difficoltà che vogliono recuperare liquidità attraverso la restituzione di oneri passivi per lungo tempo addebitati sui propri conti correnti possono rivolgersi al Comitas e agire legalmente.

Il Comitas è un’associazione di microimprese che collabora con il Codacons, l’associazione dei consumatori. Con una rete di avvocati (e altri professionisti) distribuita su tutto il territorio nazionale, il Comitas presta alle microimprese associate la consulenza gratuita per valutare ogni azione possibile contro i poteri forti del mercato, con lo scopo di verificare il recupero di somme pagate ingiustamente.

In un periodo di tale difficoltà per l’economia italiana, aiutare il pilastro su cui poggia il Paese sembra la più elementare delle mosse da compiere. Le piccole imprese, infatti, rappresentano per l’Italia il 97% dell’attività produttiva. Eppure il presidente e fondatore del Comitas Francesco Tamburella ritiene che ci siano gravi sopraffazioni da parte delle banche nei loro confronti e un diffuso disinteresse da parte della politica.

Qual è la situazione delle microimprese, da dove deriva il loro stato di sofferenza?

Noi abbiamo tre problemi fondamentali, il primo è il problema del credito: le microimprese non solo pagano più del doppio l’interesse pagato dalle grandi imprese, ma patiscono più di loro la riduzione del credito. Il secondo problema è quello della burocrazia legata alla gestione dell’impresa. Ad esempio: la busta paga di un dipendente della Fiat è la stessa di un dipendente di un barbiere. Alla Fiat una busta paga costerà 10 euro, al barbiere invece 100 euro. Parlo di busta paga ma mi riferisco anche agli adempimenti fiscali, agli adempimenti sulla gestione delle ricevute, etc. Il terzo problema è quello legato ai pagamenti. La piccola impresa è l’ultimo anello della catena dei pagamenti. Le grandi imprese pagano più lentamente, non rispettano i tempi, quindi c’è tutta una catena di ritardi che dovrà subire l’ultimo anello della catena. Insomma la piccola impresa, già solo per questi tre motivi, è quella che paga più di tutti in percentuale questo periodo di grande depressione.

E da qui parte la vostra iniziativa promossa oggi?

In base all’esperienza, noi abbiamo verificato che se una piccola azienda controllasse puntualmente gli estratti conto delle banche, i contratti di leasing, ma anche i contratti delle utenze energetiche piuttosto che quelle della comunicazione, troverebbe tantissimi piccoli addebiti che le creano dei grandi problemi. Anche qui, la piccola impresa non è in grado di capire qual è l’utenza telefonica più conveniente o non ha potere contrattuale di andare in banca e trattare il conto corrente. Quindi noi dobbiamo agire per far sì che l’utente, la piccola impresa, si renda conto che si può reagire alle ingiustizie. Noi in base all’esperienza acquisita di concerto con il Codacons, che tutela i consumatori, adesso andiamo all’attacco. Invece di aspettare che venga fatto il danno al piccolo imprenditore, agiamo in anticipo. Adesso stiamo conoscendo molti casi in cui ci sono addebiti per carte di credito clonate. C’è da capire in quali circostanze è colpa dell’addebitato e in quali dell’addebitante. Perché le banche se ne approfittano sempre, sperano che l’utente non abbia la forza di reagire.

Secondo lei quali sono le responsabilità della politica fiscale nella situazione in cui versano le piccole imprese?

Lo Stato normalmente non ha una politica attenta verso le piccole imprese, che sono il 97% del tessuto economico italiano. Se chiude un’azienda che ha 200 dipendenti ne parlano i giornali. Se chiudono 200 aziende che hanno un dipendente non ne parla nessuno. Questo è un esempio. Quindi noi creando la tutela organizzata, il Comitas oggi ha 103 sedi in tutto il territorio più le 170 di Codacons fanno 273 sedi, forniremo una rete di protezione per i deboli dell’economia: i consumatori e le medie imprese. La colpa della politica è stata quella di aver sempre curato le entrate dei cittadini, come gli stipendi, ma mai le spese, le uscite. Mentre si lotta per ottenere un aumento di stipendio, non si lotta per contenere l’aumento delle utenze, o della benzina, delle tasse, degli affitti, etc. Questa è una politica economica che va rivisitata e noi dobbiamo cominciare a farci sentire. Qualcosa sembra che stia già cambiando, speriamo che la politica se ne sia accorta.

Fonte: L’indro

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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