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Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

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EVASIONE FISCALE IN ITALIA

L’evasione fiscale produce un buco nei conti dello Stato che, ogni anno, vale tra i 150 e i 200 miliardi di euro. Una voragine di proporzioni inimmaginabili, che fa impallidire al pensiero che la politica, negli ultimi mesi, si è affannata, e scannata, per trovare i 2-4 miliardi necessari per cancellare – per un anno – l’Imu, la tassa sulla prima casa.

L’Italia, con i suoi 60milioni malcontati di abitanti, ha l’1% della popolazione mondiale, ma realizza il 3% del prodotto interno lordo globale e detiene il 5,7% della ricchezza del pianeta. Eppure, stando alle dichiarazioni fiscali, i nostri connazionali non appaiono affatto così ricchi: sugli oltre  41 milioni di contribuenti solo lo 0,1% – ossia uno ogni mille – denuncia più di 300mila euro. Il 63% sta sotto i 26mila euro e il 27% grazie a deduzioni e detrazioni non paga nulla. Così, in Italia, il rapporto tra ricchezza e reddito dichiarato è 1 a 8. Tanto per intendersi, negli Stati Uniti, prima economia mondiale, il rapporto è 5,3. Dunque gli americani avrebbero a disposizione un reddito minore: c’è qualcosa che, evidentemente, non torna.

Basta ricordare che la ricchezza privata degli italiani è tra le più alte al mondo, a dimostrazione delle reiterata e continua evasione che ne ha permesso l’accumulazione.

Un dato ufficiale e complessivo sull’evasione, non esiste: la politica sino ad ora non lo ha ritenuto necessario. Le stime, così, le ha fatte il britannico Richard Murphy, fondatore di Tax Justice Network, un uomo inserito da International Tax Review nell’elenco delle 50 persone più influenti al mondo in materia di fisco. Secondo mister Murphy, i soldi sottratti ogni anno alle casse dello Stato sono 180,2 miliardi di euro. Una cifra enorme, eppure la guerra al nero non è senza quartiere: su 5 milioni di contribuenti sospetti, i controlli sono stati 200mila. Inoltre, chi viene “pizzicato” ad evadere, trova in una giustizia-lumaca il suo migliore alleato: per il primo grado di giudizio occorrono 903 giorni. Inoltre, solo l’1,7% di chi viene denunciato per reati tributari viene poi arrestato. Poi l’incasso effettivo rispetto all’accertato rimane in una percentuale che conta un numero ad una cifra.

La maggior parte del sommerso, secondo le statistiche citate in un libro di Stefano Livadiotti (Espresso), arriva dai lavoratori autonomi, tra i quali il tasso di evasione è pari al 56,3 per cento. Per lavoratori dipendenti e pensionati evadere è pressoché impossibile: le tasse vengono prelevate direttamente in busta casa e dunque non riescono a frodare il Fisco (e infatti l’82% del gettito complessivo arriva proprio da loro). Infine una cifra piuttosto significativa, che dimostra l’alto livello di tolleranza della politica nei confronti di chi cerca di dribblare le regole imposte dall’Erario: in 34 anni, tra il 1970 e il 2004, sono stati approvati 32 condoni di vario genere. Così, oggi, ci troviamo ad avere iperuranici livelli di pressione fiscale (quella reale è oltre il 50%), ma a pagare sono sempre, e solo, i soliti noti.

Le stime condotte dall’ISTAT e dall’Ufficio Studi dell’Agenzia delle Entrate, integrando dati amministrativi sulle dichiarazioni IRAP con dati statistici sulla contabilità nazionale ci dicono che l’evasione potrebbe anche arrivare al raggiunge circa il 18% del PIL, cioè oltre 250 miliardi. Queste stime sono basate su misure indirette dell’evasione, soggette ad ampie fluttuazioni statistiche e con una bassa risoluzione temporale e geografica. Secondo altre fonti l’evasione fiscale in Italia è stimata in circa 120/150 miliardi di euro l’anno il cui recupero totale garantirebbe un azzeramento dell’intero debito pubblico entro 20 anni.

Motivi?

1) lo scarso senso civico dell’italiano, abituato da secoli di dominazione straniera e di mancanza di democrazia a non credere nello Stato

2) troppe tasse, tanto come percentuale (inaccettabile) quanto come numero (incontrollabile)

3) carenza di controlli concreti e di sanzioni effettivamente applicate e riconosciute dal pubblico

4) sfiducia sull’utilizzo delle tasse a favore dei cittadini che le pagano e sull’efficienza dei servizi

5) malcostume dilagante che fa sentire “stupido” chi le tasse le paga

Importante rilevare che l’evasione fiscale è più che raddoppiata negli ultimi trent’anni, sempre d’imponibile sottratto al fisco, collocando l’Italia al 1º posto in Europa.

Da un punto di vista geografico, nel Nord Italia, dove si realizza la quota più rilevante di affari e del reddito, si evade di più in valore monetario assoluto, mentre il Sud ha il primato per numero di evasori.

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

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