Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

in collaborazione con

Suicidio Italia continua il 2013 è già una strage

DA L L’INIZIO DELL’ANNO UNA VENTINA DI TRAGEDIE PER IL LAVORO

La disperazione di oltre otto milioni di italiani colpiti dalla lunga crisi, la più grave del secondo dopoguerra, è la benzina che un sessantenne si butta addosso. Lavoro e sacrifici, licenziato poi da una delle tante ditte in difficoltà, e a 60 anni la pensione sembra ancora troppo lontana per poter tirare avanti. Da pochi giorni aveva perso anche la sorella, una delle ragioni della sua vita. Che improvvisamente si fa buia e brucia portandosi via tutto, lasciando solo un cadavere carbonizzato vicino a una tanica, in campagna, a Monte Morello, collina sopra Firenze. L’ addio ai familiari con qualche messaggio dal telefonino, così finisce una vita. È LA PROVINCIA d’ Italia che crolla su se stessa. Fallimenti aziendali, perdita del lavoro, difficoltà economiche sempre più grandi, le tragedie si susseguono e ogni tanto qualcuno prova a fare una stima, a raccontare il dramma in statistica. Per la Comitas, associazione di microimprese, e per il Comitato dei piccoli imprenditori invisibili, nel 2012 sono stati addirittura 500 i suicidi della crisi. Secondo uno studio dettagliato pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health tra il 2008 e il 2010 suicidi e tentati suicidi riconducibili al tracollo economico in Italia sarebbero stati almeno 290. Riavvolgendo il nastro del film del Paese gli ultimi giorni appaiono uno scenario inquietante, episodi di disperazione, sangue e violenza, spesso relegati a notizie in breve nelle pagine di cronaca. Dall’ inizio del 2013 se ne contano almeno venti, ecco alcune di queste storie. TREVISO, 5 MARZO 2013 Finisce tutto con un cappio al collo nella consueta visita notturna ai macchinari nei capannoni dove si sputa sangue e sudore per portare a casa il pane. Quinto di Treviso, maledetto nord est. Stefano, 47 anni, ha un’ azienda di lavorazione dei metalli, in crisi. Stringe un cappio al collo e finisce tutto. MILANO, 4 MARZO Succede anche nella capitale morale d’ Italia. È notte. Un anziano imprenditore, 76 anni, afflitto dalla depressione, in seria difficoltà economica, impugna la pistola in casa sua. La moglie, 63 anni, è già a letto. Le punta la pistola e preme il grilletto. Poi si riserva la stessa sorte. PESCARA, 3 MARZO “Metti da parte, non spendere, risparmia”, non dà pace Vitto-rio nelle raccomandazioni a suo figlio, 19 anni, diplomato, felice per aver ottenuto un contratto di sei mesi. Lui invece, 57 anni, dopo una vita trascorsa al volante del camion è rimasto a piedi, il padroncino di Frosinone ha chiuso i battenti da qualche mese. “Se non trovo lavoro m’ impicco”, continuava a ripetere Vittorio. È andato in un vecchio capannone a Torre de’ passeri, pochi metri da casa, e si è impiccato per davvero. Mentre la moglie preparava il pranzo. Senza salutare nessuno. TARANTO, 27 FEBBRAIO Italo, 52 anni, ha fatto perdere le sue tracce da più di 24 ore, poi un pastore lo trova impiccato a un albero. Nel 2009 era candidato alle elezioni provinciali nella lista de La Destra. Molto amato nella curva rossoblu, tanto che i tifosi del Taranto gli hanno dedicato saluti e lacrime sul web e allo stadio. Italo era disoccupato da troppo tempo e ha preferito andarsene così. RAVENNA, 25 FEBBRAIO “Una sanzione da Equitalia di 47 mila euro per incongruità risa-lenti a qualche anno prima. Tutto pagato per evitare il pignoramento della casa su cui pendeva un mutuo. La liquidità dell’ azienda era stata però compro-messa mentre la crisi era cresciuta così come la diffidenza delle banche”. Lo racconta il fratello di Gabriele, 50 anni, titolare di un’ azienda di imballaggi ad Alfonsine, già in difficoltà addirittura dal 2001. Quella multa è parsa troppo a Gabriele, anche lui ha scelto il capannone della sua ditta per togliersi la vita. PADOVA, 11 FEBBRAIO Luciano, 54 anni, ieri, 6 marzo, è in carcere a Treviso. Si accascia nella sua cella. Un malore. È grave. Quasi un mese prima al Credito cooperativo di Campodarsego si è visto negare la rinegoziazione di un fido, condizioni inaccettabili per la banca. Pistola in pugno ha sparato al direttore, colpito al ventre, fortunatamente oggi fuori pericolo. TRAPANI, 10 FEBBRAIO Giuseppe, 61 anni, ha passato una vita tra calce e cemento. Orgoglioso del suo lavoro, attivista della Cgil per i diritti degli operai edili. Disoccupato da troppo tempo ha smesso di lottare. Vicino al corpo una lettera con i nomi di tante altre vittime della crisi a cui ha aggiunto “Giuseppe”. Poi una copia della Costituzione e questo suo pensiero nero su bianco: “L’ articolo 1 della Carta dice che l’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E allora perché lo Stato non mi aiuta a trovare lavoro? Perché non mi toglie da questa condizione di disoccupazione? Perché non mi restituisce la mia dignità?”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 7 al 29 agosto

Menu Title