Tutela Legale Microimpresa

Comitas - Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo

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Tassi alti, prestiti con il contagocce l’ ultima chiamata dalle aziende

Non fosse bastato il monito di Mario Draghi, a stretto giro è arrivato anche quello del Fondo monetario internazionale. L’ urlo di allarme del presidente della Banca centrale europea in favore del credito alle piccole medie imprese è stato ripreso dai tecnici di Washington. Il suggerimento comune è quello di favorire i flussi finanziari verso le piccole aziende, perché sono il vero motore dell’ Europa. Senza il loro contributo alla crescita è quasi impossibile uscire dalla stagnazione economica in cui è finito il Vecchio continente. Le parole di Draghi sono state stringenti. Nelle economie dell’ Eurozona sotto stress, «sono le piccole e medie imprese a soffrire in modo relativamente maggiore, rispetto alle grandi società» della mancanza di credito a tassi ragionevoli, in quanto le ‘big’ «hanno un migliore accesso ai mercati del capitale e sono meno dipendenti dal settore bancario». «Questo – ha ribadito Draghi – ci sconcerta in modo particolare in quanto le Pmi contribuiscono per tre quarti all’ occupazione nell’ area dell’ euro». Non tanto diversa la posizione del direttore del Dipartimento monetario dell’ Fmi, Josè Vinals: «Mentre la domanda di credito è frenata dall’ aumento dell’ incertezza sulle condizioni macroeconomiche e dai debiti pregressi, ogni riduzione dell’ offerta di credito alle Pmi deve essere affrontata come una priorità per assicurare che il sistema finanziario possa svolgere il suo ruolo a sostegno della ripresa economica ». E i prestiti alle Pmi in Italia, come in Spagna, «si stanno – dice l’ Fmi – rapidamente contraendo». I numeri, sebbene non sempre concordino, denunciano una situazione preoccupante. Secondo il consueto sondaggio di Banca d’ Italia, nel primo trimestre dell’ anno la percentuale netta di imprese che riporta difficoltà di accesso al credito è rimasta pressoché invariata al 27,7 per cento rispetto al trimestre precedente. E il costo medio dei nuovi prestiti è rimasto fermo al 3,5 per cento di novembre, che purtroppo risulta essere più elevato di 80 punti base, sebbene in diminuzione, di quello che devono sopportare le altre imprese europee. Un fardello non indifferente che si aggrava ancora di più quando entrano in scena le piccole e medie imprese. Queste ultime, oltre ad avere una minore capacità di accesso a fonti di finanziamento alternative, quali il mercato obbligazionario, devono anche fronteggiare un maggior costo del credito bancario: la differenza fra il tasso di interesse sui prestiti di ammontare inferiore a 250.000 euro, che è un buon benchmark di prestito per le piccole imprese, e quello sui finanziamenti di ammontare superiore si è attestato a 180 punti base in febbraio, circa 60 in più rispetto ai livelli che abitualmente si trovavano sul mercato prima dell’ acuirsi della crisi del debito sovrano. Tuttavia, un’ indagine condotta dall’ associazione delle microimprese Comitas (Coordinamento microimprese per la tutela e lo sviluppo) presso 350 piccole attività, indica che il tasso di interesse «reale» risulta almeno il doppio rispetto a quanto rilevato da Bankitalia, senza considerare i vari costi accessori, come le commissioni e le competenze diverse dall’ interesse, che gravano tra l’ 1 e il 2 per cento. E la Comitas attacca i numeri di Banca d’ Italia anche sul fronte dell’ accesso al credito. Secondo l’ organizzazione, per le piccole imprese, la difficoltà di accesso al credito oscilla non intorno al 30 per cento, ma tra il 45 e il 48 per cento, con una tendenza all’ aumento. Il fascicolo è da tempo sul tavolo dei politici e i saggi, chiamati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno pensato bene di dedicare uno dei punti del loro programma proprio al rilancio dei finanziamenti alle piccole imprese. «Da quando – hanno messo nero su bianco – cinque anni fa è iniziata la crisi, le imprese, soprattutto quelle di media, piccola e micro dimensione, hanno avuto ricorrenti, e dal 2012 crescenti, problemi di accesso al credito bancario. Parallelamente, le banche italiane hanno un problema di adeguatezza del capitale rispetto ai crescenti rischi di credito: esse devono, dunque, necessariamente aumentare la loro selettività nella concessione dei prestiti ». In effetti la crisi di liquidità delle banche, si è riversata a catena sulle imprese. Per ovviare a questo circolo vizioso e all’ imbarazzo delle banche nel concedere prestiti a chi non può fornire adeguate tutele di rientro, i saggi hanno suggerito di ricorrere al Fondo Centrale di Garanzia (Fcg), che fornisce garanzie su crediti bancari a Pmi “sane” (in base alle analisi dei loro bilanci) per poco più di metà del totale del prestito. Nel 2012 sono state accolte dal Fondo più di 60.000 domande, per un volume complessivo di finanziamenti di 8,2 miliardi. Secondo i saggi, c’ è spazio per fare ancora di più. La proposta è di aumentare la dotazione del Fondo di 2 miliardi, una cifra che a leva potrebbe consentire maggiori finanziamenti alle Pmi per oltre 30 miliardi, senza incidere significativamente sui conti pubblici nel biennio 2013-2014. Lo stanziamento di fondi pubblici a favore del Fcg, infatti, transita nel disavanzo (indebitamento netto) della pubblica amministrazione solo nel momento in cui la garanzia viene escussa.

Link: http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/04/29/news/tassi_alti_prestiti_con_il_contagocce_lultima_chiamata_dalle_aziende-57670693/

Fonte: La Repubblica

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